08 dicembre 2008

Ci vuole un nero per criticare un nero

In particolare se quel nero è Desmond Tutu, famoso in tutto il mondo per aver combattuto l’apartheid in Sud Africa.

In questa lettera aperta, Simon Deng, un nero del Sudan che è diventato cittadino americano dopo aver dovuto fuggire dal suo paese, chiede conto al famoso vescovo delle sue accuse contro Israele di essere uno stato che pratica l’apartheid.

Gli chiede conto di una accusa falsa, mentre scrive da Gerusalemme e può vedere che li, al contrario che nel Sud Africa dell’Apartheid, gli arabi possono eleggere i loro rappresentanti in parlamento (il famoso “una testa, un voto”), possono girare liberamente e mischiarsi con gli ebrei e il resto della popolazione pacificamente.  E lo stesso possono fare i negri africani e le persone di ogni altro colore.

Ma, soprattutto gli chiede, perché, dopo aver tanto combattuto contro l’apartheid e aver ricevuto la solidarietà di tanti da tutta l’Africa, ha voltato le spalle a chi combatte anche oggi per abolire la schiavitù che è ancora praticata in Sudan e lo era fino a poco tempo fa anche in Mauritania. Perché non si è unito a loro e perché non ha fatto sentire la sua voce. Perché accusa falsamente di apartheid Israele, insieme a tanti antisemiti arabi e non combatte contro la schiavitù di tanti africani?

La mia risposta (nn quella di Simon Deng) è che nel Vescovo Tutu l’ignoranza (voluta) si mescola all’antisemitismo (inconscio?). Che era interessato all’apartheid quando lo colpiva, ma lo è meno quando è il genocidio o la schiavitù a colpire altri più deboli e indifesi che combattono contro regimi e dittatori sanguinari e senza scrupoli (sicuramente più pericolosi dei sudafricani bianchi degli anni ‘60,‘70 e ‘80). Molto meglio essere amici di questi potenti e goderne il favore che inimicarseli e rischiare la loro ira.

Israel Hasbara Committee

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