02 aprile 2009

L'embrione clericale di Labouratorio

Labouratorio ha un paio di articoli [1][2](Hat tip to Giancarlos per avermeli segnalati) che parlano di embrione, diritti, transumanesimo, sovrumanesimo, etc.

Mi sorprende che l’articolo sostenga la tesi di dare all’embrione il riconoscimento legale come persona. Non mi sorprende che il motivo di tale scelta sia la paura (diciamo fobia) che i progressi tecnologici permettano di migliorare la genetica degli esseri umani, con la dichiarata possibilità di produrre una società divisa in classi differenti. Non c’è, quindi, nessuna posizione morale o scientifica a supporto della decisione di dare all’embrione i diritti di una persona, solo l’intenzione di usare questo espediente per impedire che un futuro indesiderabile si materializzi.

A questo punto, vediamo questo futuro indesiderabile in cosa consiste:

Il problema risiede nella possibilità dell’ ingegneria genetica di modificare la stessa natura umana.

La possibilità di creare una società inegualitaria su basi genetica tanto cara al passato nazismo e che ora viene rispolverata dai settori filo-scientisti  del sovrumanismo. Chi, avendo possibilità economiche per pagare modifiche genetiche , non vorrà un figlio  super-dotato?

L’ingegneria genetica permetterebbe di creare una “società inegualitaria”. Suppongo che per “inegualitaria” si intenda una società non libera che vuole mantenere una differenza di diritti e doveri tra differenti gruppi (caste), non una società libera dove persone con differenti capacità fisiche e intellettive hanno gli stessi diritti e doveri.

Dato che è stato nominato il sovrumanesimo e il nazismo, suppongo che la paura sia quella di una società dove si creano volutamente dei soggetti destinati ad appartenere ad una casta lavoratrice, o ad una casta guerriera o a una casta intellettuale. Se non erro, qualche cosa auspicato da Guillame Faye.

La paura evocata è, in ogni caso, irrazionale. Per implementare un sistema come quello temuto, la società deve già essere non libera e sotto il controllo ferreo di chi vuole implementare questa politica. Preoccuparsi dell’abuso della tecnologia genetica in una società tirannica è come preoccuparsi dell’abuso della tecnologia dei gas insetticidi[3]nella società nazista. Sostenere che bisogna dare sanzione legale alla personalità dell’embrione per impedire questo possibile sviluppo futuro è inutile ed irrazionale, dato che se ci sono le condizioni per un simile abuso della tecnologia, non sarà certo una legge a impedirlo, se mai questa legge non venisse abrogata da chi detiene il potere in quel momento.

Ci potrebbe essere la possibilità che l'utilizzo libero della tecnologia genetica faccia evolvere la società verso questo scenario? Personalmente ne dubito, anzi direi che una società capitalista si opporrebbe alla realizzazione di questo scenario, sia volontariamente che attraverso i meccanismi del mercato. Innanzi tutto, la paura che “i poveri” non possano permettersi questa tecnologia è infondata. Potranno permettersela pochi anni dopo che se la potranno permettere “i ricchi”, a meno che i governi non decidano di rendere costoso l’accesso a queste tecnologie (proibendole o scrivendo leggi inutilmente restrittive). Troppo pochi anni per fare una differenza significativa. Se anche una parte dei poveri fosse incapace di pagare per questi interventi, nulla impedirebbe allo stato di finanziarli; in ogni caso, lo stato avrebbe dei cittadini più sani, intelligenti e produttivi, che sono e saranno sempre più la principale risorsa di ogni stato e l’unica vera risorsa che è sempre troppo scarsa. Nulla vieterebbe ad un gruppo di filantropi di finanziare il potenziamento genetico dei figli di persone disagiate; ed infine nulla vieterebbe di offrire prestiti per pagare per il potenziamento genetico dei propri figli (si tratta di uno dei migliori tipi di investimento possibili – un punto di IQ in più, mediamente, si correla ad un 3% in più reddito – e un bambino sano ed intelligente non richiede altrettante spese quante uno malato e stupido). Il costo di un simile intervento, una volta che la tecnologia si sia sviluppata e standardizzata non dovrebbe costare più di una utilitaria (intorno ai 10.000 euro) e probabilmente molto meno (1.000 euro). Anche nel caso più costoso, il prezzo da pagare è una briciola di quello che costa un comune intervento chirurgico attualmente. Tenuto conto del minor numero di malattie, della maggiore produttività e della minore devianza che i soggetti geneticamente potenziati potranno avere, dedicando una parte degli investimenti in sanità attuali a quello scopo permetterebbe di ripagare l’investimento in pochi anni grazie ai minori costi.

Una volta che il problema del costo dell’intervento di modifica genetica è stato dimostrato falso, resta da vedere se i genitori potrebbero accettare o volere che il loro futuro figlio abbia il genoma modificato per essere adatto solo ad un lavoro di bassa manovalanza, quando potrebbero averlo modificato in modo da rendergli possibile una istruzione superiore e l’accesso a lavori remunerativi. Direi che si farebbe fatica a trovare dei genitori simili e, se si trovassero, probabilmente non sarebbero semplicemente adatti ad essere genitori (probabilmente non sarebbero adatti neanche ad allevare un cane). D’altro canto, in una società libera, che domanda c’è di individui geneticamente adatti solo a lavori di scarso valore? Io direi nessuno, per quello ci sono le macchine e i robot; e visto che il loro costo e la loro adozione stanno seguendo una traiettoria simile a quella di Personal Computer e dei cellulari, in futuro non ci richiesta per lavoratori non specializzati, solo per lavoratori intelligenti, preparati e adattabili. Quindi non ci sono motivi razionali per volere dei figli geneticamente disabili.

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