29 dicembre 2009

Proteine, Longevità e Obesità

Il sempre stimolante Dennis Mangan fa notare un articolo di Aging: Macronutrient balance and longevity.

La restrizione dietetica senza malnutrizione è considerata uno dei metodi per allungare la durata della vita. Si suppone che il beneficio derivi dal introdurre meno calorie (da qui il termine Restrizione Calorica). Ma la ricerca argomenta che la causa del fenomeno non sono le calorie, ma piuttosto il bilancio tra l’energia prodotta dalle proteine e l’energia prodotta da grassi e carboidrati. Questo bilancio influenza non solo la longevità, ma il totale delle calorie assunte, il metabolismo, il sistema immunitario e la probabilità di sviluppare obesità e la sindrome metabolica correlata. Nello studio si fa notare che la restrizione delle proteine, in particolare dell’amminoacido metionina (nei roditori – che sono onnivori come l’uomo), estende la durata della vita. Ma, livelli sub-ottimali di proteine spingono a sovralimentarsi e possono indurre l’obesità, quindi causando una riduzione dell’aspettativa di vita.

Questo potrebbe spiegare l’epidemia di obesità del mondo occidentale: le diete povere di grassi implicano spesso diete povere anche di proteine (visto che vanno spesso insieme, ad esempio nella carne, nelle uova, nei latticini e la relativamente moderna mania per le carni magre) il che produce la spinta a mangiare più carboidrati. Questo porta all’obesità sia per eccesso di calorie introdotte che per gli squilibri glicemici causati.

In Obesity: the protein leverage hypothesis gli autori affermano:

L'epidemia di obesità è tra le più grandi sfide alla salute pubblica che il mondo moderno affronti. Per quanto riguarda le cause alimentari, l'accento è stato messo maggiormente sul cambiamento del di consumo di grassi e carboidrati. Al contrario, il ruolo delle proteine è stata in gran parte ignorato, perché (i) comprende generalmente solo circa il 15% dell' energia introdotta attraverso la dieta, e (ii) l'assunzione di proteine è rimasta quasi costante all'interno e tra le popolazioni attraverso tutto lo sviluppo dell' epidemia di obesità. Mostriamo che, paradossalmente, sono proprio queste le due condizioni che potenzialmente offrono alle proteine la leva per dare impulso alla diffusione epidemica dell'obesità attraverso i suoi effetti sul consumo di cibo, e forse per placarlo.

Uno dei vantaggi delle diete con pochi carboidrati potrebbe essere proprio il fatto che derivano una quantità maggiore di energia dalle proteine e quindi inducano una maggiore sazietà; una caratteristiche che i guru di queste diete enfatizzano.

Mangan's: Protein, Longevity, and Obesity

28 dicembre 2009

La rivoluzione Editoriale

The Futurist ha preso spunto dalla notizia che il Kindle 2 è uno degli oggetti più venduti questo Natale per un articolo riguardante il futuro dell’editoria negli USA (l’Italia seguirà qualche anno dopo, al solito).

Ieri. Il passaggio dall’uso del papiro e della pergamena come substrato per la registrazione dei documenti alla carta fu rivoluzionario. Sebbene conosciuta in Cina già dal 1° secolo d.C. [1] il suo uso si diffuse lentamente per molti secoli. Quando, attraverso i mercati arabi, viene introdotta in Europa (in particolare in Italia) la richiesta cresce enormemente e nasce immediatamente una fiorente industria per produrla che, tecnicamente, diviene presto più avanzata di quella cinese ed araba.[2] Diventa così possibile utilizzare la carta per moti usi prima impensabili[3] e il numero di libri esistenti si moltiplica di ordini di grandezza, dalle migliaia ai milioni. La diffusione della carta permette a nuovi libri di essere tradotti e diffusi ampiamente, trai quali alcuni libri sull’ottica che permetteranno l’invenzione degli occhiali[4] che a loro volta permettono di leggere anche alle persone più anziane.  Un secolo dopo Gutenberg introdurrà la stampa a caratteri mobili, che non sarebbe stata utilizzabile senza l’industria della carta, per non dire degli occhiali per i caratteri scritti in piccolo. Si cominciano a stampare giornali, gazzette e bollettini; una cosa che pochi secoli prima sarebbe stata considerata proibitivamente costosa diventa un prodotto di massa. La riduzione del costi diffonde l’uso della carta e l’utilità della scrittura anche tra gli strati più poveri della popolazione. Nei secoli successivi le innovazioni tecnologiche migliorano la qualità e la velocità della stampa, riducono i costi della carta e della stampa. La carta e i libri si diffondono sempre più capillarmente.

Oggi. L’introduzione delle tecnologie elettroniche come internet, il computer, ha permesso la nascita di Amazon (e altri venditori) che permettono ad un acquirente di scegliere tra milioni di libri differenti (ma anche CD, DVD, e molto altro) e acquistarlo con comodità da casa senza aspettare mesi e mesi. Ma fino ad ora eravamo rimasti spettatori solo ad una riorganizzazione del settore dell’editoria dovuta alla centralizzazione delle vendite. Amazon ha anche introdotto tra le sue tecnologie il Print-On-Demand. Ogni libro di cui Amazon ha i diritti di copia può essere stampato anche una copia alla volta. Questo rende disponibili non solo i libri che sono attualmente in produzione o di cui sono disponibili copie usate, ma anche libri non più richiesti da lungo tempo di cui non esistono copie in vendita. Il numero di libri disponibili è cresciuto quindi di un’ ordine di grandezza e forse più. Libri stampati per l’ultima volta nell’1800 o prima. Nello stesso momento, Google, con il progetto Google Books intraprende la digitalizzazione dei libri posseduti dalle grandi biblioteche americane e internazionali delle maggiori istituzioni ed università e li rende disponibili e ricercabili. Questi libri possono essere ricercati, localizzati e, spesso, comprati. Oggi, chiunque può pubblicare un libro stampato grazie a servizi come Lulu, iUniverse e BookSmart.

Domani. Questo Natale, il successo di vendite del Kindle 2 al prezzo di 259$ (l’originale Kindle nel 2007 costava 400$ ed era molto meno avanzato tecnologicamente) e di parecchi lettori di e-book concorrenti marca un momento di svolta. Le stime sono di 5 milioni di lettori venduti nel 2009 e di 12 milioni per il 2010. Tra un paio di anni o poco più, con i lettori come il Kindle ulteriormente migliorati (colori) e a buon mercato (100$), i clienti degli editori cartacei cominceranno a scarseggiare. Già adesso il Kindle store offre 334.000 titoli ad un terzo del prezzo della versione cartacea. E anche per uno come me a cui piace avere in mano un libro di carta fa fatica a giustificare la differenza di prezzo e la minore usabilità. Il libro cartaceo ritornerà ad essere un oggetto di lusso, non più un prodotto di consumo di massa. Il suo posto sarà preso dalle versioni elettroniche. Nel giro di 5 anni (negli USA – qui in Italia qualche cosa in più, ma non molto in più) moltissime librerie chiuderanno (lasciando molto spazio commerciale libero e quindi riducendo la richiesta di immobili ad uso commerciale) oppure dovranno riciclarsi come ritrovi culturali dove la gente si ritrova per bere un caffè, discutere e comprare un libro – magari una edizione prestigiosa. Ma il vantaggio per gli acquirenti sarà enorme: uno studente potrà comprare un libro elettronico per 20$ invece di 100$ per la versione caratacea. Il che implica anche una diminuzione dell’uso della carta e dell’energia spesa per produrla. [5]

Ma non è finita: Intel ha in vendita un lettore per ipovedenti e non vedenti che è in grado di leggere un libro e pronunciarne le parole in modo comprensibile (con unpo’ di pratica) alla velocità di 250 parole al minuto.  Sebbene questo lettore costi 1.500$ è solo questione di tempo prima che il prezzo scenda e un maggior numero di files siano disponibili come file di testo. L’interfacciarsi di questo tipo di scanner con lettori come il Kindle permetterà di godere dei libri senza la necessità di sforzare la vista, magari durante un viaggio in aereo. Ed il numero dei libri che potranno esserci letti crescerà esponenzialmente rispetto al numero di audiolibri esistenti in commercio oggi. Sarà anche possibile scegliere la voce narrante o magari sarà possibile che la voce cambi a seconda del punto del libro in cui siamo. In un romanzo, la voce di una donna potrebbe essere usata per scandire le parole di un personaggio femminile o quando la narratrici è una donna. Lo scrittore ol’editore, ma anche il lettore, potrebbero giocare conle voci artificiali così come oggi si gioca con i font. La differenza tra un romanzo e un radiodramma si assottiglierebbe di molto. Una nuova forma d’arte nascerà come una fenice dalle ceneri di una industria ormai obsoleta.

The Futurist: The Publishing Disruption

[1]La data tradizionale dell’invenzione è il 105 d.C. da  parte di un funzionario di corte di nome Ts'ai Lun, ma recenti ritrovamenti archeologici retrodatano l’effettiva invenzione al 2° secolo a.C.)

[2]Il primo a produrre la carta industrialmente fu Polese da Fabriano nel 1150 circa. A rallentare la produzione della carta fu, inizialmente, la mancanza di materia prima, visto che gli stracci in Europa erano fatti di lana che veniva riciclata e non di fibre vegetali.

[3]1325 - A Venezia vengono redatte su carta le sedute del Consiglio dei Dieci.

[5]Se lavorate nel settore della carta non dite che non siete stati avvisati per tempo di modificare il vostri prodotti.

27 dicembre 2009

Batterie Quantiche Digitali: teroicamente 10 volte la densità di energia delle batterie al Litio

Il MIT Technology Review ha un articolo sulle Batterie Quantiche Digitali. Il concetto, proposto da Alfre W. Hubler e Onyeama Osuagwu dell’Univerity of Illinois, prevede di utilizzare le tecnologie correntemente usate per la produzione di microchip digitali per produrre miliardi di nanocapacitori su un substrato di silicio. Sfruttando le proprietà quantiche questo permetterebbe di immagazzinare ordini di magnitudine di energia in più a parità di massa, permettendo nel contempo di avere una densità di potenza maggiore.

Queste batterie basate su nanoconsensatori elettrici potrebbero essere controllati in modo molto fine, permettendo di mantenere costante la tensioni in uscita fino all’esaurimento della batteria. In pratica si potrebbe controllare la scarica di ogni singola cella in modo individuale.

Il concetto rappresenta una variazione sui dispositivi micro e nanoelettronici esistenti. "Se la si guarda dal punto di vista dell'elettronica digitale - è solo un flash drive", dice Hubler. "Se la si guarda da una prospettiva di ingegneria elettrica, si potrebbe dire che questi sono tubi a vuoto miniaturizzati come in una tv al plasma. Se si parla a un fisico, questa è una rete di condensatori."  
   

Le applicazioni di queste batterie, se prodotte, potrebbero essere numerose. Resta il rischio di avere larghe quantità di energia che può essere rilasciata in un brevissimo lasso di tempo. L’energia necessaria per muovere un’automobile per 4-500 Km a 100 KM/h è di circa 200MJ, pari a quella di 50 kg di TNT. Se l’energia di una batteria del genere fosse liberata in un istante non sarebbe piacevole per i passeggeri e per le persone vicine all’automobile. Senza dubbio, comunque, sono possibili soluzioni ingegneristiche che rendano improbabile la liberazione massiva della carica immagazzinata e che permettano alle batterie di gestire naturalmente un guasto ad una cella. Dopo tutto, già adesso, le automobili viaggiano con 50-100 litri di carburante che, teoricamente, possono causare non pochi danni.

Digital Quantum Batteries Theoretically Could Have Ten Times Energy Density of Lithium Ion Battery

Digital Quantum Batteries Managing Risk of a Quantum Engineering Age

 

Reblog this post [with Zemanta]

03 dicembre 2009

CO2 permette agli animali marini di costruire più conchiglie

L’altro giorno ho scritto di come alcune spugne siano ben felici dell’aumento della CO2 e di come questo si traduca in più cibo per gli animali della barriera corallina. Oggi scrivo di come più CO2 permetta ad alcuni molluschi marini di produrre carapaci più spessi (mentre altri sembrano continuare a produrne nella stessa quantità).

Quando, negli ultimi anni, le temperature non hanno seguito l’andamento della CO2 al rialzo, alcuni sostenitori della teoria del Antropogenic Global Warming [AGW] hanno inventato una nuova scusa per giustificare comunque la riduzione delle emissioni industriali e civili di CO2 (ma non parlano mai di quelle agricole): l’acidificazione degli oceani avrebbe danneggiato l’ecosistema marino “irreparabilmente”.

A quanto pare, però, l’ecosistema marino ha gusti differenti rispetto a quanto previsto dagli esperti sostenitori dell’ AGW. Fortunatamente, gli scienziati della Woods Hole Oceanographic Institution non erano interessati a nascondere il declino come quelli del CRU.

Un po’ di dettagli sulla chimica marina e perché l’acidificazione degli oceani è una truffa.

Oh snap! CO2 causes some ocean critters to build more shells « Watts Up With That?