21 novembre 2006

Effetti della Globalizzazione NeoLiberale

In questo articolo della P2P Fundation si discute degli effetti della Globalizzazione NeoLiberale.

L'articolo è interessante e vale la pena di essere letto, ma colpisce come alcune affermazioni siano in stridente contrasto con quello che viene pubblicato da SlashDot.

In breve sull'articolo di P2P Foundation si accusa la globalizzazione di essere la causa dei crescenti guadagni della classe imprenditoriale o almeno del management delle grosse compagnie multinazionali, in quanto permette loro di spostare la produzione di beni e servizi in qualsiasi luogo della Terra dove vi sia offerta di manodopera a basso costo e di usare questa possibilità come minaccia per mantenere bassi i salari che il mercato richiede.

In gran parte questo è vero, ma solo fino ad un certo punto.

Infatti, come pubblica Slashdot in questi giorni, ma come era gia stato detto da Bill Gates numerose volte ed era osservabile fin dall'inizio, la possibilità dei mercati emergenti (Russia, Cina, India, e altri) di fornire i lavoratori a elevato valore aggiunto richiesti dal mercato globale è limitata, tanto che l'outsourcing dei lavori dell' IT verso l'India ha già rallentato fino a quasi fermarsi in quanto le aziende USA non trovano più lavoratori con i requisiti necessari per essere impiegati in posizioni elevate.

Semplicemente, il passaggio da una economia di sussistenza agricola e di pianificazione statale ad una industrializzata e post-industriale non è ne semplice ne facile per nessuno in quanto vi sono parecchi problemi da risolvere:

1) Implica un periodo di adattamento della popolazione, che deve selezionare gli individui con i giusti tratti genetici che la rendano adatta ad una vita produttiva in città, con orari di lavoro organizzati secondo tabelle precise; questo implica che moltissima gente che poteva vivere e sopravvivere in campagna lavorando la terra con una produttività di sussistenza, ma non è in grado di adattarsi ai ritmi cittadini, alla vicinanza con così tanti individui sconosciuti, etc.,  non sarà in grado di riprodursi e sarà sostituita dai discendenti di chi sarà in grado di adattarsi e prosperare.

2) Dato che le economie emergenti stanno "emergendo", esse richiedono una grande quantità di investimenti per costruire le infrastrutture necessarie a permettere di lavorare in modo proficuo, come complessi di appartamenti nelle città, acquedotti, fogne, strade, linee elettriche, centrali elettriche, distributori di benzina (o altro carburante), complessi commerciali, nuovi impianti industriali, strutture sanitarie, scuole, strutture finanziarie, etc. Questo rimplica che una parte non trascurabile dei lavoratori a maggior valore aggiunto (ingegneri, scienziati, medici, economisti, etc.) deve essere dedicata a costruire l'infrastruttura e a mantenerla, e quindi non può dedicarsi a "portare via il lavoro" ai suoi corrispettivi occidentali.

3) In Cina la costruzione di così tante fabbriche dedicate all'esportazione, il boom edilizio e lo sviluppo del paese hanno in pratica esaurito la disponibilità di manodopera sia specializzata che di quella non specializzata (e forse è per questo che l'IT è andato in India invece che in Cina); tanto che i salari reali stanno crescendo a ritmi pari a quelli della crescita dell'economia cinese (intorno al 10% annuo) e alcune aziende stanno già spostando gli investimenti in paesi con manodopera meno cara, come il Viet-nam e la Cambogia.

4) Dalla Russia non mi aspetto molti problemi di concorrenza; in primo luogo sta venedo colpita da quella che si può chiamare la "maledizione del petrolio" (un paese esportatore di petrolio, che lo usa come prima risorsa finanziaria, corre perennemente il rischio di essere preda di un regime autoritario, in quanto il potere economico dato dal petrolio permette a chi governa di controllare la popolazione senza subire effetti economici diretti - il paese può finire economicamente in rovina, ma l'élite al potere ha i mezzi per rimanervici). Inoltre, sta subendo una contrazione demografica molto grave (con caduta della aspettativa di vita media, in particolare degli uomini), che non promette bene per il futuro.

5) Tutti i paesi emergenti devono costruire le istituzioni formali ed informali che devono gestire la società che stanno costruendo. Si può costruire una serie di fabbriche, ma il sistema bancario che fa circolare il denaro, gestisce i profitti prodotti dalle industrie, i risparmi della gente comune, concede prestiti ed investe in nuove imprese, non si improvvisa in pochi anni o anche in un decennio o due. Infatti, il Giappone, che si sta integrando ormai da 60 anni nel sistema economico occidentale, ha avuto gravi problemi con il suo sistema politico e bancario negli anni 1990-2000. Lo stesso è vero per la Cina, dove il rispetto della legge da parte delle élite al potere è molto scarso, e c'è una grande quantità di crediti inesigibili che sarà difficile ammortizzare. Questo rende difficile il tipo di sviluppo economico post-industriale, e blocca la Cina ad un modello industriale datato, ma gestibile dal potere politico.

6) Dei tre principali paesi dalle economie emergenti interessati dalla globalizzazione, la Russia soffre di mancanza di democrazia, sia politica che economica, e le infrastrutture industriali sono ancora in gran parte obsolete (la parte buona del periodo di Yeltis al potere è stata che ha permesso di chiudere una quantità di fabbriche assolutamente antieconomiche da mantenere e quindi rifocalizzare gli investimenti la dove rendono di più). La Cina soffre di mancanza di democrazia e di un enorme numero di contadini da urbanizzare. L'India, unaca tra i tre, ha una democrazia funzionale, nonostante le sue carenza, ma ha un deficit infrastrutturale ancora molto elevato e anche essa ha una grande popolazione contadina da inurbare.

Problemi Occidentali

L'Occidente, in particolare l'Europa, ha subito malamente questa ondata di globalizzazione, perché ha ceduto fin troppo alla seduzione dello stato sociale. In parte questo può essere considerato come conseguenza della Guerra Fredda e degli anni del Terrorismo Rosso in Europa (1970-1985). Si è scelto di allargare i cordoni della borsa pe anestetizzare le tensioni politiche e sociali. Adesso ne paghiamo una parte dei costi e in futuro ne pagheremo altri. L'alto livello di tassazione e l'appiattimento dei rettiti che ne è conseguito ha causato una perdita enorme nella spinta imprenditoriale e quindi nella creazione di nuovi posti di lavoro; molti investimenti sono andati all'estero (anche una differenza del 1% annuo, composta nel tempo fa una bella differenza in 20 o 30 anni); la iperregolamentazione ha fatto si che anche gli imprenditori che volevano continuare ad intraprendere siano stati scoraggiati e intralciati nei loro sforzi, aggravando il problema; e non ultimo, i costi elevati della manodopera hanno mantenuto un livello di disoccupazione elevato, permettendo per lungo tempo di tenere bassi gli stipendi reali e quindi inibendo l'ingresso nel mondo del lavoro di un gran numero di giovani e donne (che avrebbero iniziato dai lavori meno pagati e sarebbero, con il tempo progrediti verso lavori più remunerativi).

Questo ha fatto si che molte fabbriche a basso valore aggiunto fossero esposte alla concorrenza internazionale, che con i suo bassissimo costo della manodopera le ha facilmente spazzate via.

Conclusioni

Il futuro vedrà una Europa (e in parte il Nord America, l'Australia e il Giappone) lottare con l'eccesso di statalismo, per ritornare alle radici liberali che ne hanno decretato il successo. Vedrà anche le potenze economiche in via di sviluppo lottare per sviluppare le infrastrutture sociali, politiche ed economiche necessarie a sostenere lo sviluppo.

Chi vincerà?

Tutti, se si muoveranno verso modelli economici più liberi e meno statalizzati. Nessuno, se prevarranno i protezionismi e gli egoismi statalisti.

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