03 aprile 2007

L'Eurabia è una strada in salita

Ho già accennato in un  post precedente che credo che l'Eurabia sia una possibilità remota e che le conseguenze di una mancata assimilazione culturale degli immigrati islamici saranno altre, meno catastrofiche ma non certo piacevoli. Vale, però, la pena scrivere e ragionare sul perché sono convinto di ciò.

In "France, Its Muslims and the Future" Randy McDonald analizza il trend del passato prossimo e remoto in varie parti del mondo al riguardo dell'influsso dell'immigrazione sulla cultura e sulla religione dei paesi di arrivo degli immigrati. La sua tesi, interessante e convincente, è che il pericolo che gli immigrati prendano il controllo di un paese (o di un continente, nel caso dell'Europa) sono piccolissime. D'altro canto, il problema dell'immigrazione e della non integrazione con la popolazione e la cultura autoctona sono vecchi come l'umanità (basta pensare alla storia dell'Esodo nella Bibbia). 

Il grosso del trand demografico che ha prodotto il gran numero di immigrati islamici (e non) in Europa data agli anni 60 e 70 del secolo scorso, coincidendo con l'abbandono dell'Algeria da parte della Francia e la necessità di Francia, Germania e più tardi dell'Inghilterra di manodopera immigrata. Manodopera che arrivò da numerosi paesi europei e extra-europei (tanto che, per esempio, durante la dittatura di Salazar, 1/10 dei portoghesi immigrò in Francia). Con la crisi economica degli anni '70 del secolo scorso, l'immigrazione massiccia in Europa Occidentale è terminata e, poco dopo, anche l'elevata natalità nei paesi islamici.

Il crollo della natalità (sebbene ancoa superiore a quella autoctona) degli immigrati in Europa dipende in gran parte dall'inurbazione, dall' adozione (volontaria o involontaria) di nuovi stili di vita da parte degli immigrati. D'altro canto, lo stesso avvenne e avviene nei paesi arabi e del maghreb (tanto che la Tunisia è già sotto ai due figli per donna). Il desiderio di un tenore di vita elevato, la necessità dei coniugi di lavorare entrambi per guadagnare abbastanza da poter vivere adeguatamente, la maggiore scolarizzazione (che ritarda la nascita del primo figlio), sono alcune delle cause che riducono il numero dei figli che possono essere cresciuti.

Inoltre, nei paesi del maghreb la situazione economica è abbastanza buona da inibire immigrazioni di massa, grazie alla globalizzazione, che sposta le fabbriche verso chi vuole e può lavorare e non chi vuole e può lavorare verso le fabbriche.

Il che ci porta alla considerazione che, esaurita la spinta dell'immigrazione dai paesi di origine sia per motivi demografici che per motivi economici e riducendosi velocemente il differenziale di fertilità tra immigrati e popolazione autoctona, oltre che alla grande propensione a sposarsi fuori dal proprio gruppo etnico/culturale/nazionale (il 40% degli immigrati maschi e il 20% delle femmine si sposa fuori dal suo gruppo e oltre la metà degli arabi o dei berberi non passa il suo linguaggio ai figli).

Questo porta alla conclusione che per integrare più facilmente gli immigrati e i loro figli, le scuole che insegnano in lingua differente da quella nazionale dovrebbero essere scoraggiate, almeno fino a che i bambini non sono abili con la lingua nazionale. Questo serve a rendere l'integrazione molto più facile e la mancata integrazione molto più difficile. Dopo tutto, il figlio di un maghrebino o di un arabo o di un pakistano ha delle difficoltà a farsi influenzare dalla propaganda jihadista, se non conosce l'arabo.

Ma, supponendo che il trend demografico non sia così favorevole, la strada per l'Eurabia è ancora molto ripida, stretta e sull'orlo di un dirupo, per chi la vuole seguire. Questo perché altri fattori congiurano contro la sua nascita.

Uno dei fattori principali che congiurano contro la nascita dell'Eurabia è il fattore economico. Se l'Europa, che è ancora uno dei motori della crescita economica mondiale sebbene ingolfato dallo statalismo e dalla burocrazia, dovesse cadere in uno stato di turbolenze politiche ed militari, dovute alla presa del potere di minoranze numerose di islamici (o di minime maggioranze), tutta la sua ricchezza sparirebbe in pochi anni. Questo perché un regime islamico (quale che sia) è estremamente inadatto a permettere ad una economia moderna di funzionare efficientemente ed efficacemente. Non c'è nessun paese islamico che possa dirsi una "tigre" economica, a causa dei regimi dispostici e corrotti (sia secolari che teocratici).

La presa di potere islamica su parti dell'Europa scatenerebbe una violenza da parte delle popolazioni autoctone che adesso e tenuta perfettamente (o quasi) sotto controllo dallo stato. Ma uno stato basa il suo potere sulla considerazione e la fiducia che hanno i suoi cittadini nella sua capacità di difenderli e dimostrasi forte. Uno stato debole non terrebbe sotto controllo gli islamici, ma neanche la sua popolazione non islamica. E questo non tiene neanche in considerazione la storia degli stati europei, che non hanno mai ceduto il potere su un metro di territorio senza una guerra o la minaccia di guerra.

Quindi, a meno che gli islamici non siano in grado di prendere il controllo in pochissimo tempo di tutto il continente, prevenendo una reazione della popolazione, al primo accenno di problemi, si troverebbero circondati da una popolazione ostile, privati del supporto dello stato sociale che permette a molti estremisti di vivere alle spalle della popolazione pacifica e non islamicae senza un facile accesso al supporto di altri stati islamici. L'Europa divisa in enclavi in lotta tra di loro è una impossibilità economica, in quanto delle piccole enclavi non sono economicamente autosufficienti, mancando di materie prime o della possibilità di commerciare. Se anche si formassero, potrebberpo durare pochissimo. La storia delle Krajine serbe è un esempio, così come quella degli stati crociati in Terrasanta.

Ma, supponendo che in Europa si formino dei gruppi islamici abbastanza forti da tentare di reclamare parti degli stati come proprie, facendo una "pulizia" religiosa delle zone sotto il loro controllo. Questo implicherebbe il crollo del sistema economico in Europa, e con esso, il crollo del welfare state che permette a tanti islamici di vivere a spese degli europei.

Non solo, anche eventuali stati islamici che volessero aiutare le enclavi mussulmane a difendersi o a espandersi sarebbero messi in gravi difficoltà dalla caduta dell'economia europea. Intanto perderebbero il primo o il secondo mercato mondiale per il loro prodotto principale, il petrolio. Petrolio che richiede investimenti considerevoli da parte degli occidentali, che hanno la tecnologia per rendere produttivi giacimenti difficili da sfruttare, manodoperà specializzata, investimenti considerevoli, etc. Il crollo dell'Europa implicherebbe la perdita di un fornitore di tecnologie e prodotti importante, come medicinali e cibo. Già adesso paesi come l'Egitto o l'Arabia Saudita sono dipendenti da massiccie importazioni di generi alimentari (e l'Egitto ne paga una parte con gli aiuti economici degli USA).

Aggiungiamo che senza l'Europa (che è la seconda potenza militare al mondo dopo gli USA), il M.O. e il mondo islamico sarebbero alla mercè delle mire espansionistiche di Cina e India, mentre gli USA sarebbero troppo impegnati a rimettere insieme i cocci dell'Europa, in cui hanno enormi interessi, così come gli europei hanno enormi interessi in USA. Accetterebbero gli USA che parti importanti della loro economia finissero nelle mani di potenze islamiche ostili? La storia del Kuwait dice di no.

La situazione dell'Islam attuale è quella dell'Impero spagnolo del XVI secolo. Il suo grande potere deriva dal denaro generato dal petrolio. Senza quel denaro, non è più possibile comprare favori politici in Occidente finanziando università, proselitismo e terrorismo. Come la Spagna del XV secolo, l'Islam è sottosviluppato economicamente e non produce nulla di significativo. Ha solo vinto del denaro alla lotteria del destino, ma si sta dimostrando incapace di amministrarlo (quelli che se la cavano meglio sono gli stati e i regni più piccoli, dove la spinta statalista è per forza di cose minore). Il che implica che una volta terminato il tesoro trovato, ritornerà povero come prima, se non di più. C'è un motivo per sui una popolazione è stabilmente più ricca di un'altra, e ha pochissimo a che fare con le risorse del territorio in cui vive.

Già adesso, con l'esaurirsi dei giacimenti più proficui e facili da sfruttare, gli stati islamici  si trovano nella condizione di scegliere tra una catastrofe economica e una cessione di concessioni significative verso le compagnie occidentali o comunque straniere.

La conclusione è che tra 10 o 20 anni, l'Islam sarà al massimo della sua estensione demografica, ma in una fase di sbilanciamento demografico e in una pessima situazione finanziaria (già adesso è tragica). Non esattamente il modo migliore per pensare di conquistare l'Europa o anche solo pensare di mantenere il controllo sul proprio territorio. Dopo tutto, il fatto che non ci siano notizie al riguardo di opere di proselitismo cristiano nei paesi islamici è dovuta più alla parzialità della stampa occidentale che ad altro. Inoltre, ci sono già alcuni indizi che fanno pensare che le nascite della popolazione autoctona europea ed occidentale non solo abbiano smesso di diminuire, ma stiano aumentando nuovamente. non sarebbe strano che tra 20 o 40 anni i paesi arabi e del maghreb siano in una fase di riduzione della popolazione e che i paesi europei siano in una fase di espansione demografica e mandino parte della sua popolazione a "ricolonizzare" quei paesi.

L'ultimo punto da tenere in considerazione, per comprendere quanto sia difficile la strada verso l'Eurabia, è un punto raramente preso in considerazione dai commentatori politici: il progresso tecnologico. Il progresso tecnologico moderno procede ad una velocità enormemente aumentata rispetto al progresso tecnologico del passato. Anche solo all'inizio del 1900, la tecnologia progrediva abbastanza lentamente da poter essere considerata un dato all'interno di una guerra o all'interno di un periodo di pochi decenni. Non più. Il passo del progresso è aumentato e aumenta continuamente. Il che significa che la tecnologia che oggi è solo immaginabile, tra pochi anni potrebbe essere disponibile e dopo anche meno tempo ampiamente diffusa. Ed in questo campo, i paesi islamici sono in una posizione anche meno favorevole che rispetto alla situazione economica.

Nel prossimo futuro, volente o nolente, ci possiamo aspettare che varie tecnologie chiave vengano sviluppate e modifichino profondamente la situazione economica e militare in favore dell'Occidente e a sfavore dell'Islam (come se non fossimo già abbastanza in vantaggio).

Uno di questi progressi chiave è la robotica e le sue applicazioni ai trasporti sia terresti che aerei e militari (uno per tutti gli UAV e UGV). Se l'Europa fosse sotto un pericoloso attacco islamico, anche una popolazione invecchiata ed esigua, ma tecnologicamente progredita, potrebbe utilizzare senza molti scrupoli (visto che non potrebbe permetterseli) dei robot sul campo di battaglia. Dopo tutto, il problema principale del loro impiego è politico/morale e non tecnologico (chi decide chi e che cosa uccidere). Se si vuole semplicemente uccidere e distruggere tutto all'interno di una zona, uno o più robot sono perfettamente in grado di farlo già ora o nel prossimo futuro.

Un'altra tecnologia chiave che potrebbe svilupparsi in modi inaspettati è la capacità attraverso vari metodi di aumentare la durata media dell'aspettativa di vita e della vita attiva degli individui. Già ora l'aspettativa di vita media cresce di circa 1 anno ogni 4, ma non solo, anche le capacità fisiche delle persone anziane migliorano. Dice molto, per chi coglie l'indizio, che negli USA siano stata posticipata l'età massima a cui ci si può arruolare nell'Esercito (per alcune determinate specialità), ma con gli stessi standard fisici delle reclute di 20 anni. Queste tecnologie sono/saranno relativamente costose e sono solo alla portata di economie sviluppate. Questo implica che la invecchiata popolazione autoctona europea, tra 20 o 40 anni potrebbe essere molto meno rimbambita e invalida di quello che si pensa. La popolazione islamica, d'altro canto, se non è in grado di produrre una economia efficiente, non sarà in grado di pagare per le stesse tecnologie (anzi, dipenderà da altri per le stesse, così come oggi dipende dall'Occidente per l'insulina e molti altri farmaci moderni). Se, poi, iniziative come il SENS e simili avessero successo, la popolazione occidentale potrebbe diventare virtualmente immortale e la crisi previdenziale evitata. Ma una popolazione islamica più povera e ostile non avrebbe accesso alle stesse tecnologie, se non pagando un elevato prezzo.

Il potere dell'Islam è un potere derivato dal petrolio, in quanto era in una situazione di decadenza all'inizio del 1900 e i paesi islamici non contavano quasi nulla. Tolto il petrolio, i paesi islamici ritornerebbero a contare quasi nulla, in quanto non producono praticamente nulla che sia di valore per il resto del mondo. D'altro canto, tolto il petrolio, i regimi locali non sarebbero in grado di controllare la popolazione, in quanto mancherebbero di una fonte di reddito sufficiciente a mantenerli al potere, ne sarebbero in grado di mantenere una macchina di propaganda in grado di diffondere le loro ideologie. Il che potrebbe permettere alla popolazione locale di essere più libera di adottare modi di vivere più simili a quelli occidentali.

Posta un commento

Archivio