13 settembre 2012

Il Futuro e i suoi Nemici 1

Il futuro a cui penso è quello dei transumanisti, principalmente il mio e quello dei transumanisti che sono più orientati alla libertà individuale senza molti compromessi e sensi di colpa. Per avere una speranza ragionevole di raggiungere la velocità di fuga dalla morte, ottenere tecnologie di potenziamento umano che ci rendano migliori in tutti gli aspetti sia fisici che mentali, le tecnologie per godere di una vita migliore e più abbondante, per accedere allo spazio e alle stelle in pianta stabile, le nanotecnologie mature e quello che ancora non sognamo, dobbiamo proteggerci dai nostri nemici (non avversari, proprio nemici). I nemici a cui penso sono principalmente gli stati; i loro governi e i gruppi che aspirano a impugnare il potere di quei governi per imporre la loro agenda, con i loro piccoli obiettivi di potere.

Perché penso questo?

Perché solo i governi degli stati hanno il potere di impedirci di ricercare, finanziare, produrre, vendere, comprare, usare le tecnologie che desideriamo e auspichiamo. Altri gruppi potrebbero essere veemente contrari alle nostre idee e nostri acerrimi nemici ideologici, ma non hanno il potere necessario per reprimere il progresso tecnologico. Parlo di potere e non di volontà. La volontà senza potere non fa nulla mentre il potere può fare anche senza volere. Chiunque voglia può scoprire effetti collaterali "imprevisti" di qualsiasi legge o regolamento statale. I governi, anche ignorando l'esistenza del transumanesimo e dei transumanisti e non avendo nulla di specifico contro di loro, possono ancora impedirci di ottenere quello che desideriamo come conseguenza delle loro politiche.

In particolare penso alle politiche economiche praticate oggi da quasi tutti i governi del mondo e in particolare quelle Europee e Italiane: queste sono il pericolo più grande esistente per il transumanesimo. Non un pericolo ideologico, ma un pericolo fisico. Queste politiche ci rendono ogni giorno più poveri. Se diventa difficile per la popolazione avere del cibo in tavola ogni giorno, le preoccupazioni sull'immortalità devono essere messe da parte per la semplice sopravvivenza quotidiana.

Il governo di uno stato è formato da una classe politica e da una classe burocratica che sono in larga parte autoreferenziali. Per ogni politico la preoccpuazione principale è essere rieletto, per ogni burocrate espandere il proprio potere. Qualche eccezione esiste, ma sono di breve durata e presto soppiantati. L'ecosistema in cui vivono favorisce l'altro genere di politici e burocrati. Quelli che desiderano rimanere al potere e godere del loro status implementeranno politiche che favoriranno loro e i loro alleati a scapito della popolazione generale. Un piccolo gruppo con in teressi specifici è molto più efficace nel sostenere un cambiamento politico della grande maggioranza della popolazione, dato che i benefici sono grandi e concentrati mentre il danno causato è piccolo ma diffuso su tutta la popolazione. Chi si scomoderebbe per protestare un danno di 5 euro all'anno? Quasi nessuno. Ma se quel danno su tutta la popolazione italiana produce un guadagno di 250 milioni di € da dividersi tra 1.000 persone, ci saranno 1.000 persone molto disponibili a darsi da fare per 250.000€ e farlo implementare e trovare ragioni più o meno credibili per sostenere che è una azione necessaria e fondamentale per il benessere generale della popolazione. Questo comportamento non conosce limiti di classe o reddito: gli operai dell'ALCOA o delle miniere del Sulcis sono più che disponibili (come dimostrato dai comportamenti passati) a argomentare la correttezza di ricevere sussidi per continuare a produrre un prodotto fuori mercato. Per garantire la propria sopravvivenza sono disposti ad utilizzare tutti gli espedienti disponibili, anche caricarvi di una tassa o di un divieto in più, e non si interessano degli effetti che questo avrà su di voi o su altri.
Chi lotta per la propria sopravvivenza e per la sopravvivenza del proprio modo di vita raramente è ragionevole e normalmente conta solo chi resta e non chi ha ragione.
(continua)
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