I terroristi rinchiusi a Guantanamo preferiscono la Pepsi-Cola alla Coca-Cola, come gli elettori della sinistra.
Un'altro motivo esistenziale per vedere il loro genere estinto.
Le mie considerazioni sulla politica internazionale, quella interna, il progresso tecnologico e le libertà dei singoli esseri umani.
19 settembre 2006
L'insostenibile peso della realtà
O di come il Papa sia un cattolico e il dialogo interreligioso un mezzo e non il fine.
Ma questo la maggioranza dei giornalisti e dei politici non lo può capire .
Il fine dei giornalisti è un monologo continuo, come sono tanto abituati a fare dalle pagine dei giornali; il fine dei politici è una discussione eterna in un comitato, che nulla produrrà di utile, ma che giustifica la loro esistenza.
Ma questo la maggioranza dei giornalisti e dei politici non lo può capire .
Il fine dei giornalisti è un monologo continuo, come sono tanto abituati a fare dalle pagine dei giornali; il fine dei politici è una discussione eterna in un comitato, che nulla produrrà di utile, ma che giustifica la loro esistenza.
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terrorism
14 settembre 2006
Il grande tiro al tacchino talebano
Con riferimento ad un'altra battaglia dove i tacchini avevano gli
occhi a mandorla e meritavano molta più considerazione.
L'articolo è interessante, ma anche la discussione che ne è seguita:
Intanto un numero interessante da parte di un lettore alla domanda di un'altro:
I've been keeping a running total. Since April 1 (~start of Taliban campaign to force NATO out of Aghanistan) :
Number of coalition deaths due to hostile action (not including accidents) = 79
Number of Taliban killed or captured = between 2350 - 2650
Un rateo di perdite di 79:2500 in meno di sei mesi a favore della NATO (ma dato il ritmo di perdite talebane potrebbero arrivare anche a 3.000 prima della fine del mese).
Un rateo di perdite di 1:30 a favore della Coalizione non è male. E per i Talebani deve essere un dolore atroce.
Tenuto conto che i numero che i talebani stessi danno delle loro forze è di 12.000 (10.000 secondo gli ufficiali NATO).
Questo significa che, tra una cosa e l'altra, tra 1/4 e 1/6 delle forze talebane sono distrutte.
I sopravvissuti avranno molto di cui discutere in nei loro "santuari" in Pakistan, durante l'inverno.
Altra cosa interessante
A little know fact is there are over 1,000 French troops in the region, including special forces units that are hunting al-Qaeda and Taliban fighters in the harsh mountains. Two French soldiers were recently killed fighting the Taliban. The French rarely release numbers of the Taliban and al-Qaeda killed during operations, and the numbers are high. The operations are truly 'dark.'
Quindi, in teoria potremmo essere anche oltre i 3.000, dato che i
francesi sono famosi per non farsi molti problemi in battaglia.
In Africa lo sanno bene.
E qui la parte interessante, da cui si vede che le discussioni in
alcuni blog possono portare spunti e informazioni molto interessanti:
Taliban's STRATEGY for 2006 has been well publicized by them. In 2006 NATO has assumed responsibility for South Afghanistan(troops are mostly Canada, UK , Holland, Australia). The Taliban thinks that the political support for this mission is weak. They think that if they kill sufficient numbers of NATO troops this year, NATO political support will collapse and NATO troops will pull out. From their point of view., the important factor is killing NATO troops. Number of Taliban killed is not important in their calculation. Apparently, they think they can sustain high casuality rates
The TACTICAL implemetation of their strategy is to send as many Taliban across the border as possible. It seems they think that skill level is not as important as numbers. There mission is killing as many NATO as possible. Therefore, they are not engaging in hit hand run. They take some ground expecting that this will force NATO to engage with the Taliban. And engagement will result in NATO casualite. I am sure they realize that holding ground will result in NATO bringing their supperior air and artillery to bear and that they will take high casualites. This is considered acceptable IF it also means that NATO will take casulties.
[discussione dei punti precedenti e traduzione con riassunto per chi
non sa l'inglese)
Se questa interpretazione è corretta, cosa che penso sia, i Talebani
stanno concentrando i loro sforzi e le loro truppe contro le forze
NATO e non contro le forze USA, dato che percepiscono le forze NATO
come vulnerabili dal punto di vista politico in caso di perdite e
forse meno efficaci ed efficenti delle truppe USA in battaglia.
Perdite elevate significa, secondo i talebani, che i governi
ritireranno le truppe.
Cercando di causare il maggior numero di perdite alle forze NATO nel
sud, i talebani stanno non solo buttando in Afghanistan tutta la carne
da cannone di cui dispongono, ma la stanno usando per conquistare e
tenere delle posizioni, sperando di spingere le truppe NATO in
combattimento ravvicinato e magari riuscire a infliggere un certo
numero di perdite (magari sopraffacendo un plotone, con un po' di
fortuna).
Apparentemente, i Talebani hanno assemblato gruppi della dimensione di
una Compagnia o di un Reggimento (100-300 uomini) a questo scopo.
Credo che da parte dei militari NATO la cosa non sia passata
inosservata e, dato che la strategia era dichiarata, hanno deciso di
lasciarli fare.
Una volta data al nemico abbastanza corda, le forze NATO hanno
posizionato le loro forze di terra in posizioni di blocco e di difesa,
e hanno usato l'aviazione per martellare i talebani, mentre da terra
impedivano loro di fuggire, ritirarsi o semplicemente muoversi.
Tutta la strategia sembra non aver funzionato gran che, dato che il
numero dei morti della NATO è basso, e non sembra aver un effetto
politico particolare. In compenso, il numero di morti dei talebani è
talmente alto da far pensare ad un mattatoio, o alle offensive suicide
iraniane durante la guerra Iran/Iraq.
Questa situazione mi fa venire in mente (IMHO) un tentativo dei
Talebani di ripetere una Offensiva del Tet, alla Battaglia di
Stalingrado e alla Guerra d'Inverno tra URSS e Finlandia.
La Battaglia di Stalingrado, perché è una battaglia con motivazioni
prettamente politiche (provocare abbastanza perdite NATO da far
crollare il supporto politico alla guerra contro i Talebani) che non
tiene conto dei costi umani e materiali di una simile scelta.
La Guerra d'Inverno, per il pauroso gap tra le perdite da un lato e
quelle dall'altro. Solo che quella volta i finlandesi erano in netta
minoranza di mezzi e di uomini e combatterono magnificamente ed
intelligentemente le disordinate orde sovietiche, mentre adesso
abbiamo dei combattenti talebani che, in netta minoranza di mezzi e
con uomini malamente addestrati, compiono delle azioni militarmente
assurde e poco dissimili dal suicidio.
L'Offensiva del Tet, perché dovrebbe avere un impatto sulle opinioni
pubbliche europee, come lo ha avuto sulla opinione pubblica americana
nel 1968. Una offensiva militarmente disastrosa e politicamente
vincente (grazie alla stampa degli USA).
L'errore fondamentale sta nell'aver sottovalutato la forza e la
capacità delle truppe NATO di infliggere perdite pesanti e di subirne
poche.
Non una sorpresa, se si pensa che i paesi coinvolti hanno sostenuto
due guerre mondiali sul loro territorio, con gli eserciti più potenti
dell'epoca. Evidentemente, al contrario di quello che pensano alcuni
americani e molti islamici, il pacifismo europeo non è un tratto
genetico selezionato dalle due guerre mondiali ma solo uno sfogo
dell'antiamericanismo di sinistra e di destra.
Un'altro errore fondamentale è stato quello di pensare che i paesi
NATO fossero maturi per cedere in Afghanistan, come molti hanno ceduto
in Iraq (Italia in testa, ma anche altri).
Al contrario, la valutazione è stata errata in più punti:
Primo, ritirandosi dall'Iraq, i governi europei tendono a distanziarsi
dalla "guerra americana" a Saddam principalmente per ragioni interne
(antiamericanismo), ma non volendo in alcun modo essere percepiti come
deboli verso il terrorismo (lezione appresa negli anni 70 e 80) hanno
praticamente spostato le truppe dall'Iraq all'Afghanistan per marcare
il loro sostegno alla difesa di un membro della NATO (disertare gli
impegni di difesa di un membro della NATO sarebbe un passo molto grave
con gravi conseguenze di politica interna ed estera). Per quanto
detestino il rischio di perdite militari, nessun politico della NATO
vuole essere il primo a scappare dall'Afghanistan e rischiare di
ritrovarsi fuori dalla NATO e dal suo ombrello protettivo.
Secondo, il fatto che il contingente NATO sia formato da più nazioni
fa si che il conteggio delle perdite sia smembrato in numeri più
piccoli. Gli italiani riportano le vittime italiane, i francesi quelle
francesi e così via. Il che da l'impressione di un numero di morti
inferiore al reale.
Raramente viene fatto un totale complessivo come per le truppe USA in
Iraq. E dato che il contingente in Afghanistan è di molto inferiore a
quello in Iraq, il totale delle morti è molto più basso.
Sommando le due cose, il risultato sull'opinione pubblica è di una
notizia ogni tanto di qualche morto in azione.
Il che ci porta al Terzo punto.
Cioè, in Afghanistan manca la copertura mediatica che c'è in Iraq.
Il paese è mediamente più pericoloso (o percepito tale) da parte dei
giornalisti; quindi lo evitano come la peste (a parte quelli veri).
Data la carenza di vie di comunicazione, arrivano pochissimi filmati
della guerra e la copertura massmediale si limita praticamente a Kabul.
Aggiungiamo che la guerra in Afghanistan è una cosa imbarazzante per
la stampa (che tende pesantemente a sinistra in generale). Non può
essere negata la giustezza dell'intervento causato dal 9/11, ma non
può neanche essere enfatizzata troppo, perché va contro l'ideologia
politica della maggior parte dei giornalisti e dei politici.
Quindi le notizie vengono date con pochi dettagli, con parsimonia e in
modo sbrigativo, ogni volta che è possibile.
Questo rende la guerra meno visibile all'opinione pubblica sia nelle
notizie positive (ovviamente "Stiamo vincendo" non vende secondo il
giornalista medio), ma anche per quelle negative (il che rende la
strategia talebana inefficace).
Le notizie apparentemente negative di questo periodo coinvolgono il
ritiro da parte dell'Esercito pakistano dal nord ovest del paese (zone
tribali, Waziristan, etc.) dopo un accordo con i capi tribali.
Questo in pratica lascia la zona in mano alle tribù, ai talebani e
al-Qaeda.
Sebbene sia una notizia negativa, questo lascia il campo aperto alle
forze USA per poter agire indisturbate contro al-Qaeda e i talebani,
senza rischio di incontrare truppe pakistane o che le truppe pakistane
allertino i talebani una volta avvisate delle operazioni degli USA.
Se aggiungiamo che la forza incaricata di localizzare e neutralizzare
bin Laden e Zawahiri (e che ha neutralizzato Zarkawi) ha già
neutralizzato una base di al-Qaeda dentro il Pakistan dove si
addestravano le reclute per la guardia personale di bin Laden;
il il comandante dell'unità ha il permesso e privilegio di entrare in
Pakistan come e quando vuole se l'obiettivo dovesse essere individuato
"l'autorità segue l'obiettivo", senza chiedere permessi a nessuno.
Si sa già che il Pakistan non muoverà un dito e si limiterà ad una
protesta formale, se le incursioni avverranno solo in casi estremi.
Mirco
occhi a mandorla e meritavano molta più considerazione.
L'articolo è interessante, ma anche la discussione che ne è seguita:
Intanto un numero interessante da parte di un lettore alla domanda di un'altro:
I've been keeping a running total. Since April 1 (~start of Taliban campaign to force NATO out of Aghanistan) :
Number of coalition deaths due to hostile action (not including accidents) = 79
Number of Taliban killed or captured = between 2350 - 2650
Un rateo di perdite di 79:2500 in meno di sei mesi a favore della NATO (ma dato il ritmo di perdite talebane potrebbero arrivare anche a 3.000 prima della fine del mese).
Un rateo di perdite di 1:30 a favore della Coalizione non è male. E per i Talebani deve essere un dolore atroce.
Tenuto conto che i numero che i talebani stessi danno delle loro forze è di 12.000 (10.000 secondo gli ufficiali NATO).
Questo significa che, tra una cosa e l'altra, tra 1/4 e 1/6 delle forze talebane sono distrutte.
I sopravvissuti avranno molto di cui discutere in nei loro "santuari" in Pakistan, durante l'inverno.
Altra cosa interessante
A little know fact is there are over 1,000 French troops in the region, including special forces units that are hunting al-Qaeda and Taliban fighters in the harsh mountains. Two French soldiers were recently killed fighting the Taliban. The French rarely release numbers of the Taliban and al-Qaeda killed during operations, and the numbers are high. The operations are truly 'dark.'
Quindi, in teoria potremmo essere anche oltre i 3.000, dato che i
francesi sono famosi per non farsi molti problemi in battaglia.
In Africa lo sanno bene.
E qui la parte interessante, da cui si vede che le discussioni in
alcuni blog possono portare spunti e informazioni molto interessanti:
Taliban's STRATEGY for 2006 has been well publicized by them. In 2006 NATO has assumed responsibility for South Afghanistan(troops are mostly Canada, UK , Holland, Australia). The Taliban thinks that the political support for this mission is weak. They think that if they kill sufficient numbers of NATO troops this year, NATO political support will collapse and NATO troops will pull out. From their point of view., the important factor is killing NATO troops. Number of Taliban killed is not important in their calculation. Apparently, they think they can sustain high casuality rates
The TACTICAL implemetation of their strategy is to send as many Taliban across the border as possible. It seems they think that skill level is not as important as numbers. There mission is killing as many NATO as possible. Therefore, they are not engaging in hit hand run. They take some ground expecting that this will force NATO to engage with the Taliban. And engagement will result in NATO casualite. I am sure they realize that holding ground will result in NATO bringing their supperior air and artillery to bear and that they will take high casualites. This is considered acceptable IF it also means that NATO will take casulties.
[discussione dei punti precedenti e traduzione con riassunto per chi
non sa l'inglese)
Se questa interpretazione è corretta, cosa che penso sia, i Talebani
stanno concentrando i loro sforzi e le loro truppe contro le forze
NATO e non contro le forze USA, dato che percepiscono le forze NATO
come vulnerabili dal punto di vista politico in caso di perdite e
forse meno efficaci ed efficenti delle truppe USA in battaglia.
Perdite elevate significa, secondo i talebani, che i governi
ritireranno le truppe.
Cercando di causare il maggior numero di perdite alle forze NATO nel
sud, i talebani stanno non solo buttando in Afghanistan tutta la carne
da cannone di cui dispongono, ma la stanno usando per conquistare e
tenere delle posizioni, sperando di spingere le truppe NATO in
combattimento ravvicinato e magari riuscire a infliggere un certo
numero di perdite (magari sopraffacendo un plotone, con un po' di
fortuna).
Apparentemente, i Talebani hanno assemblato gruppi della dimensione di
una Compagnia o di un Reggimento (100-300 uomini) a questo scopo.
Credo che da parte dei militari NATO la cosa non sia passata
inosservata e, dato che la strategia era dichiarata, hanno deciso di
lasciarli fare.
Una volta data al nemico abbastanza corda, le forze NATO hanno
posizionato le loro forze di terra in posizioni di blocco e di difesa,
e hanno usato l'aviazione per martellare i talebani, mentre da terra
impedivano loro di fuggire, ritirarsi o semplicemente muoversi.
Tutta la strategia sembra non aver funzionato gran che, dato che il
numero dei morti della NATO è basso, e non sembra aver un effetto
politico particolare. In compenso, il numero di morti dei talebani è
talmente alto da far pensare ad un mattatoio, o alle offensive suicide
iraniane durante la guerra Iran/Iraq.
Questa situazione mi fa venire in mente (IMHO) un tentativo dei
Talebani di ripetere una Offensiva del Tet, alla Battaglia di
Stalingrado e alla Guerra d'Inverno tra URSS e Finlandia.
La Battaglia di Stalingrado, perché è una battaglia con motivazioni
prettamente politiche (provocare abbastanza perdite NATO da far
crollare il supporto politico alla guerra contro i Talebani) che non
tiene conto dei costi umani e materiali di una simile scelta.
La Guerra d'Inverno, per il pauroso gap tra le perdite da un lato e
quelle dall'altro. Solo che quella volta i finlandesi erano in netta
minoranza di mezzi e di uomini e combatterono magnificamente ed
intelligentemente le disordinate orde sovietiche, mentre adesso
abbiamo dei combattenti talebani che, in netta minoranza di mezzi e
con uomini malamente addestrati, compiono delle azioni militarmente
assurde e poco dissimili dal suicidio.
L'Offensiva del Tet, perché dovrebbe avere un impatto sulle opinioni
pubbliche europee, come lo ha avuto sulla opinione pubblica americana
nel 1968. Una offensiva militarmente disastrosa e politicamente
vincente (grazie alla stampa degli USA).
L'errore fondamentale sta nell'aver sottovalutato la forza e la
capacità delle truppe NATO di infliggere perdite pesanti e di subirne
poche.
Non una sorpresa, se si pensa che i paesi coinvolti hanno sostenuto
due guerre mondiali sul loro territorio, con gli eserciti più potenti
dell'epoca. Evidentemente, al contrario di quello che pensano alcuni
americani e molti islamici, il pacifismo europeo non è un tratto
genetico selezionato dalle due guerre mondiali ma solo uno sfogo
dell'antiamericanismo di sinistra e di destra.
Un'altro errore fondamentale è stato quello di pensare che i paesi
NATO fossero maturi per cedere in Afghanistan, come molti hanno ceduto
in Iraq (Italia in testa, ma anche altri).
Al contrario, la valutazione è stata errata in più punti:
Primo, ritirandosi dall'Iraq, i governi europei tendono a distanziarsi
dalla "guerra americana" a Saddam principalmente per ragioni interne
(antiamericanismo), ma non volendo in alcun modo essere percepiti come
deboli verso il terrorismo (lezione appresa negli anni 70 e 80) hanno
praticamente spostato le truppe dall'Iraq all'Afghanistan per marcare
il loro sostegno alla difesa di un membro della NATO (disertare gli
impegni di difesa di un membro della NATO sarebbe un passo molto grave
con gravi conseguenze di politica interna ed estera). Per quanto
detestino il rischio di perdite militari, nessun politico della NATO
vuole essere il primo a scappare dall'Afghanistan e rischiare di
ritrovarsi fuori dalla NATO e dal suo ombrello protettivo.
Secondo, il fatto che il contingente NATO sia formato da più nazioni
fa si che il conteggio delle perdite sia smembrato in numeri più
piccoli. Gli italiani riportano le vittime italiane, i francesi quelle
francesi e così via. Il che da l'impressione di un numero di morti
inferiore al reale.
Raramente viene fatto un totale complessivo come per le truppe USA in
Iraq. E dato che il contingente in Afghanistan è di molto inferiore a
quello in Iraq, il totale delle morti è molto più basso.
Sommando le due cose, il risultato sull'opinione pubblica è di una
notizia ogni tanto di qualche morto in azione.
Il che ci porta al Terzo punto.
Cioè, in Afghanistan manca la copertura mediatica che c'è in Iraq.
Il paese è mediamente più pericoloso (o percepito tale) da parte dei
giornalisti; quindi lo evitano come la peste (a parte quelli veri).
Data la carenza di vie di comunicazione, arrivano pochissimi filmati
della guerra e la copertura massmediale si limita praticamente a Kabul.
Aggiungiamo che la guerra in Afghanistan è una cosa imbarazzante per
la stampa (che tende pesantemente a sinistra in generale). Non può
essere negata la giustezza dell'intervento causato dal 9/11, ma non
può neanche essere enfatizzata troppo, perché va contro l'ideologia
politica della maggior parte dei giornalisti e dei politici.
Quindi le notizie vengono date con pochi dettagli, con parsimonia e in
modo sbrigativo, ogni volta che è possibile.
Questo rende la guerra meno visibile all'opinione pubblica sia nelle
notizie positive (ovviamente "Stiamo vincendo" non vende secondo il
giornalista medio), ma anche per quelle negative (il che rende la
strategia talebana inefficace).
Le notizie apparentemente negative di questo periodo coinvolgono il
ritiro da parte dell'Esercito pakistano dal nord ovest del paese (zone
tribali, Waziristan, etc.) dopo un accordo con i capi tribali.
Questo in pratica lascia la zona in mano alle tribù, ai talebani e
al-Qaeda.
Sebbene sia una notizia negativa, questo lascia il campo aperto alle
forze USA per poter agire indisturbate contro al-Qaeda e i talebani,
senza rischio di incontrare truppe pakistane o che le truppe pakistane
allertino i talebani una volta avvisate delle operazioni degli USA.
Se aggiungiamo che la forza incaricata di localizzare e neutralizzare
bin Laden e Zawahiri (e che ha neutralizzato Zarkawi) ha già
neutralizzato una base di al-Qaeda dentro il Pakistan dove si
addestravano le reclute per la guardia personale di bin Laden;
il il comandante dell'unità ha il permesso e privilegio di entrare in
Pakistan come e quando vuole se l'obiettivo dovesse essere individuato
"l'autorità segue l'obiettivo", senza chiedere permessi a nessuno.
Si sa già che il Pakistan non muoverà un dito e si limiterà ad una
protesta formale, se le incursioni avverranno solo in casi estremi.
Mirco
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06 settembre 2006
Governo, Call Center e le Basi dell'Economia
Leggo le riflessioni di Michele Antonelli sulla questione dei Call center e mi trovo a scoprire l'ennesima persona intelligente che non ha nessuna nozione di economia reale, o per lo meno è molto brava a nasconderlo.
Gli errori basilari sono leggibili già dal primo paragrafo:
Il primo errore è la convinzione che il governo possa intervenire sulla dinamica salariale senza influenzare la dinamica occupazionale o, per semplificare, pensare che obbligare i datori di lavoro ad aumentare i salari non causerà una diminuzione degli occupati o uno spostamento dell'occupazione all'estero.
Il secondo errore è quando chiede se "Lettrici, lettori avete mai visto un mercato che si turba?".
I mercati si turbano per molto meno ed in Italia abbiamo visto abbastanza interventi statalisti che volevano controllare per legge i mercati. Già il fatto che le regole possano e vengano cambiate regolarmente, secondo la volontà di chi sta in un ministero o di una assemblea eletta con un margine dello 0,2%, produce una distorsione del mercato. Chi volesse investire, cosa dovrebbe pensare, se non che domani le regole potrebbero cambiare ancora per adeguarsi alla necessità politica di questo o quel partito? Ovviamente a spese degli investitori.
Il terzo errore è dare una connotazione moralistica alla discussione, dando agli imprendori degli "pseudo-imprenditori" e accusandoli di lamentarsi per il non poter comprare alla moglie la terza automobile. In primo luogo, se quegli pseudo imprenditori rischiano il loro capitale nelle loro imprese, trovo che sia più che giusto che possano godere tutti i frutti del loro lavoro nel modo che meglio credono. Se hanno una moglie che vuole la terza automobile, il problema è solo loro.
Il quarto errore è lamentare che il personale dei Call Center viene pagato poco e male, paragonandoli ad agenti di commercio. Se un dipendente di Call Center volesse fare l'Agente di Commercio cosa lo ostacola? Non risulta che i dipendenti dei Call Center vengano costretti con la forza a lavorarvi, tutt'altro. Quindi, l'unica risposta che mi so dare è che non trovino delle alternative migliori ai Call Center.
Il quinto è l'arrabbiarsi se "La cosa grave è che Atesina minacciali Governo di spostare alcune attività di call center all’estero, dove troverà sicuramente il modo di triplicare i propri utili a scapito sicuramente di povera gente e società dove il costo del lavoro è addirittura a livelli di terzo mondo. "
Ovviamente, se Atesina sposta i Call Center nel Terzo Mondo vuol dire che troverà costi del lavoro da Terzo Mondo. Ma se fosse vero che "troverà sicuramente il modo di triplicare i propri utili", mi domando perché non lo abbiano già fatto comunque; anzi se fossi un loro azionista mi arrabbierei notevolmente se non lo facessero. In quanto alla "povera gente del Terzo Mondo", sono certo che sarebbero felici di essere sfruttati da una società che li facesse lavorare seduti davanti ad uno schermo di computer per 3$ al giorno invece di essere senza lavoro o a far mattoni di fango a 1$ al giorno.
La sesta è l'accusare gli imprenditori che lavorano all'estero e poi importano i prodotti in Italia per venderli di affossare l'economia nazionale. Un vecchio e ricorrente errore mercantilistico e protezionistico. Al contrario, se l'imprenditore e l'azienda italiana producono o comprano una merce all'estero e la vendono in Italia con profitto, aiutano comunque in modo indiretto l'economia italiana. Certo non aiutano chi viene spiazzato da quella merce, ma tutto il resto della popolazione ne ha un vantaggio economico certo (le restano più soldi in tasca). Con il risparmio generale prodotto, diventa possibile incrementare i consumi di altre merci e servizi.
Comunque, in una cosa Michele Antonelli ed io siamo (quasi) d'accordo:
"Il gioco correre all’estero per sfruttare la povertà altrui, prima o poi arriva alla fine".
Ma ovviamente non per le stesse ragioni.
La fine arriverà non perché qui si sarà più poveri a causa delle importazioni, ma perché di li saranno più ricchi e non avranno voglia di lavorare nei Call Center. E quindi la necessità di redistribuire la ricchezza (immagino sempre quella altrui, mai la propria) non si porrà, dato che si sarà risolta da sola.
L'ultimo paragrafo è divertente:" Nelle scuole e nelle università oltre che insegnare gli aspetti tecnici di un indirizzo, si dovrebbe creare un modo nuovo di pensare all’impresa, come un padre fa con i suoi figli. L’etica e il rispetto stanno prima di ogni cosa. "
Aggiungiamoci anche lo studio, prima di tutto, dei fondamenti dell'economia reale e non di quella immaginaria. Leggere Mises o Hayek non ha effetti collaterali.
Gli errori basilari sono leggibili già dal primo paragrafo:
Il primo errore è la convinzione che il governo possa intervenire sulla dinamica salariale senza influenzare la dinamica occupazionale o, per semplificare, pensare che obbligare i datori di lavoro ad aumentare i salari non causerà una diminuzione degli occupati o uno spostamento dell'occupazione all'estero.
Il secondo errore è quando chiede se "Lettrici, lettori avete mai visto un mercato che si turba?".
I mercati si turbano per molto meno ed in Italia abbiamo visto abbastanza interventi statalisti che volevano controllare per legge i mercati. Già il fatto che le regole possano e vengano cambiate regolarmente, secondo la volontà di chi sta in un ministero o di una assemblea eletta con un margine dello 0,2%, produce una distorsione del mercato. Chi volesse investire, cosa dovrebbe pensare, se non che domani le regole potrebbero cambiare ancora per adeguarsi alla necessità politica di questo o quel partito? Ovviamente a spese degli investitori.
Il terzo errore è dare una connotazione moralistica alla discussione, dando agli imprendori degli "pseudo-imprenditori" e accusandoli di lamentarsi per il non poter comprare alla moglie la terza automobile. In primo luogo, se quegli pseudo imprenditori rischiano il loro capitale nelle loro imprese, trovo che sia più che giusto che possano godere tutti i frutti del loro lavoro nel modo che meglio credono. Se hanno una moglie che vuole la terza automobile, il problema è solo loro.
Il quarto errore è lamentare che il personale dei Call Center viene pagato poco e male, paragonandoli ad agenti di commercio. Se un dipendente di Call Center volesse fare l'Agente di Commercio cosa lo ostacola? Non risulta che i dipendenti dei Call Center vengano costretti con la forza a lavorarvi, tutt'altro. Quindi, l'unica risposta che mi so dare è che non trovino delle alternative migliori ai Call Center.
Il quinto è l'arrabbiarsi se "La cosa grave è che Atesina minacciali Governo di spostare alcune attività di call center all’estero, dove troverà sicuramente il modo di triplicare i propri utili a scapito sicuramente di povera gente e società dove il costo del lavoro è addirittura a livelli di terzo mondo. "
Ovviamente, se Atesina sposta i Call Center nel Terzo Mondo vuol dire che troverà costi del lavoro da Terzo Mondo. Ma se fosse vero che "troverà sicuramente il modo di triplicare i propri utili", mi domando perché non lo abbiano già fatto comunque; anzi se fossi un loro azionista mi arrabbierei notevolmente se non lo facessero. In quanto alla "povera gente del Terzo Mondo", sono certo che sarebbero felici di essere sfruttati da una società che li facesse lavorare seduti davanti ad uno schermo di computer per 3$ al giorno invece di essere senza lavoro o a far mattoni di fango a 1$ al giorno.
La sesta è l'accusare gli imprenditori che lavorano all'estero e poi importano i prodotti in Italia per venderli di affossare l'economia nazionale. Un vecchio e ricorrente errore mercantilistico e protezionistico. Al contrario, se l'imprenditore e l'azienda italiana producono o comprano una merce all'estero e la vendono in Italia con profitto, aiutano comunque in modo indiretto l'economia italiana. Certo non aiutano chi viene spiazzato da quella merce, ma tutto il resto della popolazione ne ha un vantaggio economico certo (le restano più soldi in tasca). Con il risparmio generale prodotto, diventa possibile incrementare i consumi di altre merci e servizi.
Comunque, in una cosa Michele Antonelli ed io siamo (quasi) d'accordo:
"Il gioco correre all’estero per sfruttare la povertà altrui, prima o poi arriva alla fine".
Ma ovviamente non per le stesse ragioni.
La fine arriverà non perché qui si sarà più poveri a causa delle importazioni, ma perché di li saranno più ricchi e non avranno voglia di lavorare nei Call Center. E quindi la necessità di redistribuire la ricchezza (immagino sempre quella altrui, mai la propria) non si porrà, dato che si sarà risolta da sola.
L'ultimo paragrafo è divertente:" Nelle scuole e nelle università oltre che insegnare gli aspetti tecnici di un indirizzo, si dovrebbe creare un modo nuovo di pensare all’impresa, come un padre fa con i suoi figli. L’etica e il rispetto stanno prima di ogni cosa. "
Aggiungiamoci anche lo studio, prima di tutto, dei fondamenti dell'economia reale e non di quella immaginaria. Leggere Mises o Hayek non ha effetti collaterali.
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04 settembre 2006
Mussulmani britannici che combattono con i Talebani
La parte migliore della notizia è che molti di questi finiranno per farsi ammazzare in Afghanistan.
La parte peggiore è che i sopravvissuti potrebbero ritornare con capacità militari maggiori e la formazione ideologica per far danni in Europa.
La domanda più maliziosa è "Quanti sono i cittadini britannici mussulmani che combattono in Afghanistan contro i Talebani?".
La parte peggiore è che i sopravvissuti potrebbero ritornare con capacità militari maggiori e la formazione ideologica per far danni in Europa.
La domanda più maliziosa è "Quanti sono i cittadini britannici mussulmani che combattono in Afghanistan contro i Talebani?".
02 settembre 2006
Vittime innocenti
Be' fino ad un certo punto:
Una posizione che Diliberto troverà "perfettamente normale"(TM).
Interessante anche l'età dei miliziani: 10-15 anni (perfettamente a norma con la legge Islamica immagino - avranno guardato se avevano i peli pubici prima di arruolarli).
Hizballah organizing children's militias: "A nation with suicide children is a victorious one." - Nasrallah deputy
Una posizione che Diliberto troverà "perfettamente normale"(TM).
Interessante anche l'età dei miliziani: 10-15 anni (perfettamente a norma con la legge Islamica immagino - avranno guardato se avevano i peli pubici prima di arruolarli).
Test antimissile positivo
Ottima notizia.
Questo non può che far piacere, data la tendenza degli ultimi anni alla proliferazione nucleare di stati governati da fanatici.
Basta che lo mettano in servizio al più presto anche per l'Europa.
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Basta che lo mettano in servizio al più presto anche per l'Europa.
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"Invito" all'Islam da parte di al-Zawahiri per gli americani
Le possibilità sono due, o al-Qaeda è incapace di mettere a segno un attacco decente contro gli USA e quindi è in gran parte ridotta a fare video propagandistici nascosta dentro un buco nel terreno come altri leader islamici e a combattere gli americani nei paesi islamici.
Oppure sta preparando qualche cosa di grosso.
In entrambi i casi non ne verrà nulla di buono per loro.
Più violenza negli USA significa ricordare agli elettori americani che la guerra non è finita, è personale e che stare sulla difensiva non paga comunque.
Per non dire che il clima per gli islamici in USA peggiorerebbe considerevolmente.
Oppure sta preparando qualche cosa di grosso.
In entrambi i casi non ne verrà nulla di buono per loro.
Più violenza negli USA significa ricordare agli elettori americani che la guerra non è finita, è personale e che stare sulla difensiva non paga comunque.
Per non dire che il clima per gli islamici in USA peggiorerebbe considerevolmente.
30 agosto 2006
BEAR robot al salvataggio
Interessante sviluppo.
Il prototipo è costruito per i tipi del Pentagono che vogliono qualche genere di robot per recuperare e mettere al sicuro i soldati feriti sul campo di battaglia.
Il prototipo del BEAR (Battlefield Extraction and Retrieval Robot) è stato prodotto dalla Vecna Robotics per conto del DoD.
Se il prototipo supererà i test, non è improbabile che lo vedremo entro pochi anni sui campi di battaglia con i soldati USA.
Dalla forma e dalle immagini che rappresentano il BEAR direi che appare piuttosto agile e antropomorfo. Data la forza che deve essere in grado di sviluppare per sollevare e trasportare un soldato su una distanza elevata non dovrebbe essere un avversario da sottovalutare nei corpo a corpo. Probabilmente il prototipo e la eventuale produzione di serie delle prime versioni non sarà abbastanza agile e rapida da tenere testa ad un umano in un combattimento corpo a corpo, ma le versioni successive potrebbero essere ben all'altezza di un simile compito.
Di sicuro ricevere un colpo dall'arto superiore del robot non sarà una cosa piacevole.
Il robot appare in grado di rialzarsi facilmente, se rovesciato a terra e, con degli arti adatti, manipolare l'ambiente che lo circonda.
Interessante anche il fatto che, tra le applicazioni previste del BEAR, c'è anche l'utilizzo a livello opsedaliero o domestico del BEAR come ausilio per la movimentazione dei soggetti con gravi disabilità fisiche. Di sicuro il BEAR sarà molto popolare tra le infermiere negli ospedali e nelle case di riposo. Di sicuro la mia schiena ringrazierà molto.
Il prototipo è costruito per i tipi del Pentagono che vogliono qualche genere di robot per recuperare e mettere al sicuro i soldati feriti sul campo di battaglia.
Il prototipo del BEAR (Battlefield Extraction and Retrieval Robot) è stato prodotto dalla Vecna Robotics per conto del DoD.
Se il prototipo supererà i test, non è improbabile che lo vedremo entro pochi anni sui campi di battaglia con i soldati USA.
Dalla forma e dalle immagini che rappresentano il BEAR direi che appare piuttosto agile e antropomorfo. Data la forza che deve essere in grado di sviluppare per sollevare e trasportare un soldato su una distanza elevata non dovrebbe essere un avversario da sottovalutare nei corpo a corpo. Probabilmente il prototipo e la eventuale produzione di serie delle prime versioni non sarà abbastanza agile e rapida da tenere testa ad un umano in un combattimento corpo a corpo, ma le versioni successive potrebbero essere ben all'altezza di un simile compito.
Di sicuro ricevere un colpo dall'arto superiore del robot non sarà una cosa piacevole.
Il robot appare in grado di rialzarsi facilmente, se rovesciato a terra e, con degli arti adatti, manipolare l'ambiente che lo circonda.
Interessante anche il fatto che, tra le applicazioni previste del BEAR, c'è anche l'utilizzo a livello opsedaliero o domestico del BEAR come ausilio per la movimentazione dei soggetti con gravi disabilità fisiche. Di sicuro il BEAR sarà molto popolare tra le infermiere negli ospedali e nelle case di riposo. Di sicuro la mia schiena ringrazierà molto.
Hezbollah: soldi facili, soldi falsi
Tblog: Hezbollah: soldi facili, soldi falsi
Divertente questa notizia riportata da Tblog.
Non mi stupirebbe particolarmente se fosse vera.
Nelle condizioni finanziarie in cui si trova, l'Iran non ha il denaro per ricostruire l'arsenale di Hezbollah in breve tempo, a meno che non decida di svuotare il suo. Non che la popolazione iraniana sia particolarmente felice di investire ogni anno 250 milioni di $ in Hezbollah.
Quindi, di soldi da spendere per ricostruire le case libanesi, fossero anche solo quelle degli shiiti fedeli a Hezbollah, non ci sono proprio.
Quindi ci sta tutta una manovra propagandistica per far finta di pagare soldi veri a una figurante, senza pagare poi nessuno in realtà; oppure di pagare con soldi falsi. Probabilmente potrebbe trattarsi solo di un mix delle due cose.
I miliziani più fedeli e importanti saranno risarciti dei danni subiti per intero, mentre altri riceverano somme molto meno importanti, in tutto o in parte con soldi falsi.
Interessante questi articoli su Le Guerre Civili, dove si parla di una interessante mossa strategica di USA e Israele, per vedere il bluff dei pacifinti terzomondisti europei e metterli nelle condizioni di far vedere esattamente quello che valgono; in un'altro articolo, Le Guerre Civili parla anche del petrolio, del gas naturale e delle condotte che girano per il mondo e di come sono legate alla politica mondiale di tutti i paesi, senza distinzioni.
In quest'ultimo articolo il mio commento è che, nel tentativo di assicurarsi dal controllo dei concorrenti / alleati, moltissimi paesi produttori stanno sviluppando reti di distribuzione del gas e del petrolio che, alla fine, sono ridondanti. Non posso far a meno di notare che l'invasione USA dell'Iran avrebbe come conseguenza l'apertura all'Occidente di tutto il Centro Asia, tagliando fuori completamente la Russia. Lo stesso effetto avrebbe anche la costruzione di un tratto di condutture che attraversasse il Mar Caspio e collegasse le condotte dell'Azerbaijan a quelle del Kazakistan e del Turkmenistan.
Divertente questa notizia riportata da Tblog.
Non mi stupirebbe particolarmente se fosse vera.
Nelle condizioni finanziarie in cui si trova, l'Iran non ha il denaro per ricostruire l'arsenale di Hezbollah in breve tempo, a meno che non decida di svuotare il suo. Non che la popolazione iraniana sia particolarmente felice di investire ogni anno 250 milioni di $ in Hezbollah.
Quindi, di soldi da spendere per ricostruire le case libanesi, fossero anche solo quelle degli shiiti fedeli a Hezbollah, non ci sono proprio.
Quindi ci sta tutta una manovra propagandistica per far finta di pagare soldi veri a una figurante, senza pagare poi nessuno in realtà; oppure di pagare con soldi falsi. Probabilmente potrebbe trattarsi solo di un mix delle due cose.
I miliziani più fedeli e importanti saranno risarciti dei danni subiti per intero, mentre altri riceverano somme molto meno importanti, in tutto o in parte con soldi falsi.
Interessante questi articoli su Le Guerre Civili, dove si parla di una interessante mossa strategica di USA e Israele, per vedere il bluff dei pacifinti terzomondisti europei e metterli nelle condizioni di far vedere esattamente quello che valgono; in un'altro articolo, Le Guerre Civili parla anche del petrolio, del gas naturale e delle condotte che girano per il mondo e di come sono legate alla politica mondiale di tutti i paesi, senza distinzioni.
In quest'ultimo articolo il mio commento è che, nel tentativo di assicurarsi dal controllo dei concorrenti / alleati, moltissimi paesi produttori stanno sviluppando reti di distribuzione del gas e del petrolio che, alla fine, sono ridondanti. Non posso far a meno di notare che l'invasione USA dell'Iran avrebbe come conseguenza l'apertura all'Occidente di tutto il Centro Asia, tagliando fuori completamente la Russia. Lo stesso effetto avrebbe anche la costruzione di un tratto di condutture che attraversasse il Mar Caspio e collegasse le condotte dell'Azerbaijan a quelle del Kazakistan e del Turkmenistan.
22 agosto 2006
Scandalo Oil for Food e ONU
Norway mum on Iraqi bribes - Aftenposten.no
Risulterebbe dall'articolo pubblicato da Aftenposten che non solo 2.000 compagnie sono state implicate nello scandalo "Oil for Food", ma che il governo norvegese, attraverso il suo ambasciatore all'ONU sapesse bene quello che succedeva, ma che si sia guardato dal denunciare la cosa per paura di perdere delle commesse in Iraq.
Alla faccia di quelli che protestavano con lo slogan "No blood for oil"; questi sono i classici corrotti che poi vengono a farti la morale.
Tutti pronti ad aiutare Saddam pur di salvare gli affari.
Risulterebbe dall'articolo pubblicato da Aftenposten che non solo 2.000 compagnie sono state implicate nello scandalo "Oil for Food", ma che il governo norvegese, attraverso il suo ambasciatore all'ONU sapesse bene quello che succedeva, ma che si sia guardato dal denunciare la cosa per paura di perdere delle commesse in Iraq.
Alla faccia di quelli che protestavano con lo slogan "No blood for oil"; questi sono i classici corrotti che poi vengono a farti la morale.
Tutti pronti ad aiutare Saddam pur di salvare gli affari.
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20 agosto 2006
Ammutinamento sul Volo 613 in Spagna
L' ammutinamento dei passeggeri sul volo 613 mostra che la situazione emotiva dei comuni passeggeri inglesi è molto vicina al punto di rottura.
L'articolo del Daily Mail chiarisce che il comportamento dei passeggeri non è stato particolarmente emotivo durante la protesta, semplicemente si sono rifiutati di imbarcarsi o sono scesi dall'aereo, in quanto percepivano i due "asiatici" (vocabolo usato nella stampa inglese per indicare i pakistani) come una minaccia alla loro sicurezza e a quella del volo.
Molti passeggeri erano con le loro famiglie in vacanza e non volevano rischiare. In un volo commerciale con individui soli che si muovono per lavoro, probabilmente non sarebbe accaduto; la maggioranza avrebbe ingoiato i dubbi invece di esprimerli.
Notare che sono stati i passeggeri più giovani a dire "quelli assomigliano ad attentatori", il che mi porta ad accostare la cosa alla favola dei "Vestiti nuovi dell'Imperatore".
La cosa più preoccupante o confortante è che i passeggeri non si sono comportati in modo emotivo o irrazionale mentre abbandonavano l'aereo o rifiutavano di imbarcarsi, il che indica che il comportamento era dettato da una percezione di pericolo probabile ma non imminente, che ha fatto loro compiere una scelta razionale.
Quello che si può dedurre è che il livello di fiducia che i passeggeri erano disponibili ad associare a due "asiatici", che parlavano in "arabo", e si comportavano in modo sospetto era tanto basso da non voler rischiare la vita delle proprie famiglie.
I mussulmani sono una minoranza con cui appare sempre più difficile convivere nel rispetto reciproco; quindi esiste un incentivo per i non mussulmani a dissociarsi sempre più dai mussulmani, o almeno da chi appare mussulmano. Non potendo distinguere tra un mussulmano buono e uno cattivo, tutti i mussulmani sono temuti. Dato che non esistono molti incentivi ad associarsi ai mussulmani, la conseguenza è che li si respinge sempre più.
L'articolo del Daily Mail chiarisce che il comportamento dei passeggeri non è stato particolarmente emotivo durante la protesta, semplicemente si sono rifiutati di imbarcarsi o sono scesi dall'aereo, in quanto percepivano i due "asiatici" (vocabolo usato nella stampa inglese per indicare i pakistani) come una minaccia alla loro sicurezza e a quella del volo.
Molti passeggeri erano con le loro famiglie in vacanza e non volevano rischiare. In un volo commerciale con individui soli che si muovono per lavoro, probabilmente non sarebbe accaduto; la maggioranza avrebbe ingoiato i dubbi invece di esprimerli.
Notare che sono stati i passeggeri più giovani a dire "quelli assomigliano ad attentatori", il che mi porta ad accostare la cosa alla favola dei "Vestiti nuovi dell'Imperatore".
La cosa più preoccupante o confortante è che i passeggeri non si sono comportati in modo emotivo o irrazionale mentre abbandonavano l'aereo o rifiutavano di imbarcarsi, il che indica che il comportamento era dettato da una percezione di pericolo probabile ma non imminente, che ha fatto loro compiere una scelta razionale.
"Some of the older children, who had seen the terror alert on television, were starting to mutter things like, 'Those two look like they're bombers.'Le persone assegnano un determinato livello di fiducia agli sconosciuti, spesso in modo razionale, altre volte in modo inconscio. Alcune caratteristiche evidenti possono modificare il livello di fiducia che viene assegnato allo sconosciuto: ad esempio il luogo in cui lo si incontra, il colore della sua pelle, i vestiti che indossa, la lingua che parla e molti altri fattori."Then a family stood up and walked off the aircraft. They were joined by others, about eight in all. We learned later that six or seven people had refused to get on the plane.
"There was no fuss or panic. People just calmly and quietly got off the plane. There were no racist taunts or any remarks directed at the men.
"It was an eerie scene, very quiet. The children were starting to ask what was going on. We tried to play it down."
Quello che si può dedurre è che il livello di fiducia che i passeggeri erano disponibili ad associare a due "asiatici", che parlavano in "arabo", e si comportavano in modo sospetto era tanto basso da non voler rischiare la vita delle proprie famiglie.
I mussulmani sono una minoranza con cui appare sempre più difficile convivere nel rispetto reciproco; quindi esiste un incentivo per i non mussulmani a dissociarsi sempre più dai mussulmani, o almeno da chi appare mussulmano. Non potendo distinguere tra un mussulmano buono e uno cattivo, tutti i mussulmani sono temuti. Dato che non esistono molti incentivi ad associarsi ai mussulmani, la conseguenza è che li si respinge sempre più.
19 agosto 2006
La Tempesta sull'Islam si addensa
Negli ultimi giorni ci sono sati parecchi post nella blogosfera inglese che chiedevano che si chiarisse quale dovrebbe essere la risposta dell'Occidente in caso un complotto terroristico come quello degli ultimi giorni in Inghilterra o peggiore riesca.
Insieme a questi c'è l'avviso ai mussulmani di smetterla di comportarsi come se il terrorismo islamico non fosse un loro problema; perché la tensione tra la popolazione dell'Occidente (ma forse sarebbe da dire di tutto il mondo) e la popolazione mussulmana sta continuando ad accumularsi e sta raggiungendo livelli pericolosi.
Muslims Be Warned: We Will Give You A Beating Worse Than Any Allah Has Given You Thus Far
Fitzgerald: What would have followed?
Dopo tutto, anche se i governi dovessero scegliere di non agire in modo energico, ci penserebbero gli elettori a risolvere la situazione in due modi:
Per ora, l'illusione che maggiore tolleranza, comprensione e comunicazione possano cambiare lo status quo tiene; ma si può dire che tiene più per un riflesso condizionato e la mancanza di volontà di adottare misure adeguate; l'idea che si possa incassare qualche colpo e lasciare il fenomeno esaurirsi da solo con il tempo e l'integrazione.
Quando l'illusione si dissiperà, inizieranno tempi molto duri per tutti.
Sfortunatamente non è così; molti islamici rifiutano di integrarsi nella società occidentale e si isolano nelle loro comunità, tentando di ricostruire la sociatà da cui provengono (a volte in modo anche più radicale rispetto all'originale).
Molti altri temono i loro connazionali, correligionari o parenti nelle comunità di immigrati e smettono spesso di tentare di integrarsi, dato che non arriva loro nessuna protezione dalle forze dell'ordine.
Quelli che nonostante le difficoltà cercano comunque di integrarsi, spesso pagano un prezzo fin troppo caro (la vita o più spesso l'isolamento sociale e il timore di aggressioni).
Interessante l'articolo di Diane West sul Washington Times, Retool U.S. war.
Insieme a questi c'è l'avviso ai mussulmani di smetterla di comportarsi come se il terrorismo islamico non fosse un loro problema; perché la tensione tra la popolazione dell'Occidente (ma forse sarebbe da dire di tutto il mondo) e la popolazione mussulmana sta continuando ad accumularsi e sta raggiungendo livelli pericolosi.
Muslims Be Warned: We Will Give You A Beating Worse Than Any Allah Has Given You Thus Far
Fitzgerald: What would have followed?
Dopo tutto, anche se i governi dovessero scegliere di non agire in modo energico, ci penserebbero gli elettori a risolvere la situazione in due modi:
- Cambiando il governo con uno più vicino ai loro orientamenti
- Prendendo la materia nelle proprie mani
Per ora, l'illusione che maggiore tolleranza, comprensione e comunicazione possano cambiare lo status quo tiene; ma si può dire che tiene più per un riflesso condizionato e la mancanza di volontà di adottare misure adeguate; l'idea che si possa incassare qualche colpo e lasciare il fenomeno esaurirsi da solo con il tempo e l'integrazione.
Quando l'illusione si dissiperà, inizieranno tempi molto duri per tutti.
Sfortunatamente non è così; molti islamici rifiutano di integrarsi nella società occidentale e si isolano nelle loro comunità, tentando di ricostruire la sociatà da cui provengono (a volte in modo anche più radicale rispetto all'originale).
Molti altri temono i loro connazionali, correligionari o parenti nelle comunità di immigrati e smettono spesso di tentare di integrarsi, dato che non arriva loro nessuna protezione dalle forze dell'ordine.
Quelli che nonostante le difficoltà cercano comunque di integrarsi, spesso pagano un prezzo fin troppo caro (la vita o più spesso l'isolamento sociale e il timore di aggressioni).
Interessante l'articolo di Diane West sul Washington Times, Retool U.S. war.
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