26 dicembre 2008

Il nucleare al capolinea: il governo italiano controcorrente - Appunti Digitali

Grazie al cielo che il governo italiano è “controcorrente”. Controcorrente ai verdi, non certo alla direzione dell’economia mondiale e alle scelte energetiche di tanti paesi.

Mi segnalano questo articolo su Appunti Digitali al riguardo dell’energia nucleare. Non mi sorprende che sia pieno di errori, omissioni e affermazioni ideologiche (altrimenti è pagato da qualche lobby ecologista / solare – ma sarebbe sicuramente meglio). Non mi sorprende anche il tono di tanti interventi, ideologici (nel senso del vuoto ideologico – ripetono sempre le stesse affermazioni, senza verificare se sono vere o false).

Vediamo un po’ di analizzare l’articolo:

1) Attacco a Berlusconi

Va sempre bene e si acquisiscono un po’ di punti e benevolenza da chi sta a sinistra; automaticamente si diventa più credibili.

2) Eskom a cancellato la centrale nucleare in Sud Africa

Per chi si interessa un po’ della situazione in Africa, in particolare a Sud del Sahara, e nello specifico del Sud Africa e degli stati confinanti, non è una sorpresa vedere delle imprese ritirarsi da quel mercato, in particolare imprese come quelle nucleari che richiedono condizioni politiche ed economiche stabili. Il Sud Africa non è in condizioni economiche e politiche stabili e nel lungo periodo (diciamo 5-10-20 anni) rischia di seguire la strada dello Zimbabwe. La maggioranza nera sta, lentamente, forzando i bianchi ad andarsene. In particolare gli agricoltori. Ma anche i bianchi che vivono in città sono sempre più soggetti ad aggressioni criminali che li spingono ad emigrare. Ci sono più omicidi in Sud Africa ogni 100.000 abitanti di quanti ce ne fossero in Iraq durante le fasi più sanguinarie della guerra (ma dato che non ci sono truppe USA, i morti sono principalmente neri e gli assassini sono principalmente neri, non interessa a nessuno). Dato che i bianchi sono in proporzione la fonte della manodopera altamente specializzata e dei “cervelli” del Sud Africa questo implica che mano a mano che se ne vanno, la manodopera necessaria per le centrali nucleari se ne va. E i neri non sono in grado di supplire forza lavoro in numeri e abilità sufficienti, in quanto la media del IQ della popolazione del Sud Africa è 72 (in linea con quella dei paesi limitrofi): la tabella che segue viene da African Crisis è descrive, approssimatativamente, la distribuzione dell’IQ della popolazione africana.

IQ %BLACK %WHITE nBLACK nWHITE
100 1.31 50.0 524,000 2,000,000
105 0.48 36.9 192,000 1,476,000
110 0.15 25.2 60,000 1,008,000
115 0.043 15.9 17,200 636,000
120 0.011 9.1 4,400 364,000
125 0.0023 4.8 920 192,000
130 0.00044 2.3 176 92,000

Come si può notare, 40 milioni di neri hanno un numero di persone con un IQ di 100 o superiore pari ad un quarto rispetto a 4 milioni di bianchi. Salendo la proporzione diventa anche peggiore. Questo significa che mano a mano che i bianchi sud africani se ne vanno (quelli più giovani) e quelli meno giovani smettono di lavorare e muoiono, il numero di persone candidabili per lavorare in una centrale nucleare crolla.

In un articolo precedente ci sono tre grafici che mostrano chiaramente il problema: IQ, professioni ed Eurabia

e per non sbagliare, un articolo del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale : Africa's Exodus: Capital Flight and the Brain Drain as Portfolio Decisions -- Collier et al. 13 (Supplement 2): ii15 -- Journal of African Economies

3) Costi che lievitano

La prima causa dell’aumento dei costi in ogni progetto pubblico e molto spesso anche di quelli privati è l’interferenza della politica e della burocrazia. Per costruire fisicamente una centrale nucleare ci vogliono 5 anni (probabilmente anche meno). Per superare tutte le barriere burocratiche, le proteste, le cause civili intentate senza fondamento, etc. si arriva a 10-20 anni. Finanziare un progetto che inizia a produrre dopo 5 anni e finanziarne uno che inizia a produrre dopo 10 o 20 sono cose completamente differenti. Con un costo dei capitali del 5% annuo, bisogna rendere il 125% del capitale investito quando la centrale inizia ad operare dopo 5 anni, il 163% se inizia ad operare dopo 10 anni, il 207% se si inizia dopo 15 anni e il 265% se si inizia dopo 20 anni. Tenendo conto che impiegare più tempo del necessario implica anche costi maggiori (avvocati, fare lobby, operai che non producono, etc.), si vede facilmente che i costi di costruzione possono facilmente decuplicare e i tempi di recupero dell’investimento possono passare da 10 anni all’infinito. Ma la colpa non è certo di chi vuole costruire la centrale nucleare o della tecnologie non economica.

Sotto, da http://www.nucleartourist.com/basics/costs.htm una comparazione tra il costo dell’elettricità prodotta con il carbone e quella prodotta con il nucleare.

Item Cost Element Nuclear Coal
   

$/Mw-hr

$/Mw-hr

1 Fuel 5.0 11.0
2 Operating & Maintenance - Labor & Materials 6.0 5.0
3 Pensions, Insurance, Taxes 1.0 1.0
4 Regulatory Fees 1.0 0.1
5 Property Taxes 2.0 2.0
6 Capital 9.0 9.0
7 Decommissioning & DOE waste costs 5.0 0.0
8 Administrative / overheads 1.0 1.0
Total   30.0 29.1

Come si può vedere, i costi sono simili, ma per il nucleare il costo maggiore sta nella costruzione e nella demolizione della struttura, nelle spese per la regolazione della sicurezza, mentre il carburante nucleare costa molto meno del carbone.

Lasciamo perdere le castronate scritte da tanti anti-nuclearisti nei commenti dell’articolo.

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